Scadenze e cortisolo: perché la fretta non sei tu
- La Bargazzina

- 21 gen
- Tempo di lettura: 4 min
Viviamo circondati da scadenze: lavoro, aspettative, obiettivi da raggiungere “entro”.
Quando un obiettivo non è scelto da noi – o è troppo rigido – il sistema nervoso può interpretarlo come una minaccia, attivando una risposta di stress prolungato.
Il risultato? Cortisolo alto, stanchezza, tensione e difficoltà a sentire chiarezza.

Cos’è il cortisolo e perché aumenta sotto pressione
Il cortisolo è un ormone fondamentale per la nostra sopravvivenza.
È quello che ci aiuta ad attivarci quando serve, a concentrarci, a trovare l’energia per affrontare una situazione impegnativa.
Il problema, quindi, non è il cortisolo in sé.
Lo diventa quando l’allerta non si spegne.
Questo accade soprattutto quando la pressione è continua, le scadenze sono rigide e manca la sensazione di avere scelta o controllo.
In queste condizioni, il corpo resta in modalità difensiva e il cortisolo rimane alto più a lungo del necessario, contribuendo a uno stato di stress cronico.
Scadenze auto-scelte e scadenze imposte: il punto chiave
Non è la scadenza in sé a stressare il corpo, ma il modo in cui viene vissuta.
Quando una scadenza è auto-scelta, il corpo la percepisce come una direzione, non come una minaccia.
Può diventare uno stimolo che:
sostiene la motivazione
aiuta a rimanere focalizzati
mantiene il sistema nervoso più elastico
Quando invece una scadenza è imposta o non negoziabile, cambia completamente l’effetto sul corpo.
In questi casi può:
ridurre la sensazione di controllo
attivare il sistema di difesa
aumentare lo stato di allerta interna
Il corpo, infatti, non distingue tra una pressione psicologica e un pericolo reale: quando sente di non avere scelta, reagisce come se fosse sotto minaccia.

Quando il corpo entra in modalità difensiva
Quando lo stato di allerta si prolunga nel tempo, il corpo inizia a mandare segnali chiari. Non sempre li riconosciamo subito, perché spesso li scambiamo per “carattere” o stanchezza normale.
In realtà possono manifestarsi come:
una sensazione di fretta costante
difficoltà a rilassarsi, anche nei momenti di pausa
tensione muscolare diffusa
stanchezza che non passa nemmeno dopo il riposo
difficoltà di concentrazione
In questo senso, la fretta non è un tratto della personalità. È una risposta fisiologica alla pressione che il corpo sta cercando di gestire.
Perché la fretta non è debolezza
Quando manca spazio, il corpo cerca velocità. Quando manca sicurezza, il sistema nervoso resta acceso.
Questo non significa che stiamo sbagliando qualcosa. Significa che il corpo sta facendo esattamente ciò per cui è programmato: proteggerci.
Riconoscere questo meccanismo è un passaggio importante, perché ci permette di smettere di lottare contro noi stessi e iniziare ad ascoltarci con più gentilezza.
Rallentare non vuol dire rinunciare agli obiettivi
Rallentare non significa fermarsi. Significa togliere rigidità, creare spazio e restituire al corpo segnali di sicurezza.
A volte basta poco:
rivedere una scadenza
renderla più flessibile
spezzare un obiettivo in fasi più umane
Quando il corpo non si sente sotto esame, lavora meglio. E anche gli obiettivi diventano più chiari e sostenibili.
Come la natura può aiutare a ridurre lo stato di allerta
Alcuni supporti naturali possono accompagnare il corpo, con gradualità, fuori dalla modalità difensiva. Non agiscono “contro” lo stress, ma aiutano il sistema nervoso a riconoscere segnali di sicurezza.

Tisane e rituali caldi
Bere qualcosa di caldo è uno dei modi più semplici per comunicare al corpo che può rallentare.
Non è solo una sensazione: alcuni studi hanno osservato che il consumo regolare è associato a una migliore risposta allo stress e a livelli di cortisolo più bassi dopo situazioni stressanti. [1]
Le tisane, soprattutto se inserite in un piccolo rituale, possono:
favorire il rilassamento serale
accompagnare il sistema nervoso verso uno stato di quiete
creare pause intenzionali nella giornata

Oli essenziali e olfatto
L’olfatto è una via diretta al sistema limbico, la parte del cervello legata alle emozioni e alla memoria e alla regolazione del comportamento emotivo. Per questo, l’inalazione di oli essenziali può influenzare la fisiologia e la percezione dello stress a livello neurologico.
In uno studio su adulti, la stimolazione olfattiva con oli aromatici ha portato a segni di rilassamento cerebrale e riduzione della pressione sanguigna, indicando una risposta fisiologica alla stimolazione aromatica. [2]
Per questo alcuni oli essenziali possono:
aiutare il corpo a percepire sicurezza
sostenere il passaggio dall’allerta al riposo
favorire una risposta più morbida allo stress
Usati con costanza, questi supporti diventano segnali ripetuti di calma. Ed è proprio la ripetizione, più che la forza, a permettere al corpo di fidarsi e rilassarsi.
La sicurezza come base del benessere
Il corpo non ha bisogno di essere spinto. Ha bisogno di sentirsi al sicuro.
E quando il corpo si sente al sicuro, anche gli obiettivi diventano più chiari, più sostenibili e meno carichi di tensione.
Conclusione
Le scadenze non scelte, troppo rigide o vissute come obbligo possono aumentare il cortisolo e mantenere il corpo in uno stato di allerta.
Ascoltare questi segnali non è un limite: è un modo per tornare a una relazione più gentile con il tempo, con i sogni e con il corpo.
Ed è spesso da qui che nasce un cambiamento più profondo e duraturo.
Se senti il bisogno di creare più spazio e sicurezza nella tua quotidianità, nel nostro shop trovi tisane e oli essenziali pensati per accompagnare questi momenti.
Bibliografia
[1] Steptoe, A., Gibson, E. L., Vuononvirta, R., Williams, E. D., Hamer, M., Rycroft, J. A., & Erusalimsky, J. D. (2007). The effects of tea on psychophysiological stress responsivity and post-stress recovery: a randomised double-blind trial. Psychopharmacology, 190(1), 81–89.
[2] Choi, N.-Y., Wu, Y.-T., & Park, S.-A. (2022). Effects of Olfactory Stimulation with Aroma Oils on Psychophysiological Responses of Female Adults. International Journal of Environmental Research and Public Health, 19(9), 5196. https://doi.org/10.3390/ijerph19095196




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